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IVA negli Emirati al 5 %: soglie, esportazioni e dichiarazioni

Aggiornato 4 min di lettura
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Foto: Giorgio Tomassetti / Unsplash
Indice9
  1. IVA negli Emirati per chi conosce l'IVA italiana
  2. Cosa non c'è
  3. Cosa funziona come in Italia
  4. Esportare servizi in Italia ad aliquota zero
  5. Zone designate
  6. Gruppi IVA e più società
  7. L'ordine giusto
  8. Errori del primo anno
  9. Domande frequenti

IVA negli Emirati per chi conosce l'IVA italiana

Chi arriva dall'Italia porta con sé un'IVA complicata: aliquote diverse, reverse charge interno, esterometro, operazioni intracomunitarie, liquidazioni periodiche. L'IVA emiratina è più semplice, e proprio la semplicità inganna: si dà per scontato ciò che qui non c'è e si trascura ciò che qui è più severo. Partiamo dalle differenze.

Cosa non c'è

Nessuna operazione intracomunitaria. Una vendita a un cliente in Italia è un'esportazione, esaminata con le regole emiratine sul luogo della prestazione e sull'esportazione. La partita IVA italiana e il VIES non c'entrano.

Nessuna aliquota ridotta. Un'unica aliquota ordinaria del 5 %, più operazioni ad aliquota zero e operazioni esenti. La differenza tra aliquota zero ed esenzione conta come in Italia: l'aliquota zero dà diritto alla detrazione dell'IVA a monte, l'esenzione no.

Nessuna registrazione automatica con la licenza. L'iscrizione IVA si fa presso la FTA tramite EmaraTax ed è separata da quella per l'imposta societaria; una non comporta l'altra e le dichiarazioni sono distinte. La registrazione tardiva all'imposta societaria costa AED 10.000; le sanzioni IVA sono fissate a parte e le confermiamo alla data attuale.

Nessuna soglia in euro. Registrazione obbligatoria quando le operazioni imponibili degli ultimi 12 mesi superano AED 375.000 o si prevede di superarli a breve, in una finestra previsionale fissata dalla legge che confermiamo alla data attuale; facoltativa da AED 187.500 di operazioni o spese imponibili. Le operazioni ad aliquota zero contano per la soglia; quelle esenti no. Un esportatore puro con AED 400.000 di ricavi deve registrarsi.

Cosa funziona come in Italia

Rivalsa sulle vendite imponibili, detrazione dell'IVA a monte con fattura completa, dichiarazione per periodi con pagamento nello stesso termine, e il reverse charge sui servizi ricevuti dall'estero: la società emiratina si autofattura l'IVA e la detrae nella stessa dichiarazione se ne ha diritto. Un fornitore italiano che fattura servizi alla società emiratina non mette IVA nel prezzo; l'imposta nasce negli Emirati, in capo al cliente.

Esportare servizi in Italia ad aliquota zero

È il punto in cui consulenti e software house perdono più denaro. L'aliquota zero sull'esportazione di servizi si applica quando il destinatario è fuori dagli Emirati e non è presente qui durante la prestazione, e il servizio non è tra quelli con luogo della prestazione fissato negli Emirati. «Il cliente è a Milano» è un'affermazione; la prova sono il contratto, la localizzazione del cliente, la corrispondenza e i pagamenti, conservati operazione per operazione al momento. Un servizio reso a un'azienda italiana ma consumato a Dubai — dal suo personale in trasferta, ad esempio — non va ad aliquota zero.

Zone designate

Alcune free zone sono trattate come fuori dagli Emirati per i beni, a determinate condizioni. Riguarda l'ingresso e l'uscita di merce; non riguarda i servizi e non ha nulla a che vedere con il regime dell'imposta societaria in free zone. Che la società sia Qualifying Free Zone Person non cambia la sua IVA. Se la vostra zona sia designata e a quali condizioni si verifica sull'elenco vigente del Consiglio dei Ministri, non sul dépliant della zona.

Gruppi IVA e più società

Società emiratine collegate possono, a determinate condizioni, registrarsi come gruppo IVA, con le operazioni interne al gruppo non rilevanti; i requisiti si verificano caso per caso. Per chi arriva dall'Italia con una capogruppo e una controllata emiratina, conta soprattutto l'altro verso: i servizi resi dalla casa madre italiana alla società di Dubai sono importazioni di servizi per quest'ultima, con reverse charge negli Emirati e senza IVA italiana in fattura. Un contratto infragruppo scritto, con un prezzo giustificabile, serve sia all'IVA sia ai prezzi di trasferimento dell'imposta societaria, e viene chiesto da entrambi i fisci.

L'ordine giusto

  1. Classificare ogni flusso di ricavi come imponibile al 5 %, aliquota zero o esente, contratto per contratto.
  2. Calcolare le operazioni imponibili degli ultimi 12 mesi e la previsione a breve termine.
  3. Decidere se la registrazione è obbligatoria, facoltativa o non ancora possibile.
  4. Iscriversi in EmaraTax, separatamente dall'imposta societaria.
  5. Impostare le fatture con il contenuto obbligatorio: senza fattura corretta il cliente non detrae.
  6. Dichiarare e pagare per il periodo assegnato dalla FTA.
  7. Archiviare la prova di ogni operazione ad aliquota zero e di ogni detrazione.

Errori del primo anno

  • Pensare che esportare equivalga a non doversi registrare
  • Applicare l'aliquota zero senza prove
  • Fatture senza i dati obbligatori
  • Registrarsi «per sicurezza» e caricarsi dichiarazioni periodiche inutili
  • Credere che la free zone esoneri dall'IVA

Domande frequenti

Posso detrarre l'IVA sulle spese sostenute prima della registrazione?

È possibile a condizioni fissate dalla FTA; finestra e requisiti si confermano al momento della registrazione.

Le mie fatture ai clienti italiani portano l'IVA emiratina?

Se le condizioni di esportazione sono rispettate, vanno ad aliquota zero con prova documentale. Altrimenti al 5 %.

Il mio gestionale italiano va bene per l'IVA emiratina?

Va bene la logica, non i codici: ogni operazione va parametrata con il trattamento emiratino, con fatture e prove archiviate contro ogni registrazione.

Questo è un quadro generale, non una consulenza legale. Il diritto emiratino cambia e le procedure differiscono tra emirati e free zone. Ogni situazione viene esaminata separatamente.

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